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L'origine del
Santuario di Graglia risale al principio del
sedicesimo secolo, quando il parroco del paese, don
Nicola Velotti, sull'esempio di quanto fatto un
secolo prima sul Sacro Monte di Varallo, pensò di
trasformare il colle di San Carlo (sulla cui sommità
da tempo esisteva una chiesetta) in Calvario. Il
progetto del sacerdote, sicuramente grandioso,
consisteva nel costruire sul suddetto
colle
un tempio e, partendo dalla chiesa di Campra, ben
cento cappelle, ognuna delle quali doveva contenere
statue a grandezza naturale rappresentanti scene
della vita di Gesù Cristo. I lavori ebbero inizio
nel 1616, ma con la morte don Velotti rallentarono
ed il progetto mutò . Ebbe inizio la costruzione
della chiesa della Madonna di Campra nel 1621 e
finalmente nel 1625, su idea del successivo parroco
Agostino Dal Pozzo, si decise di elevare sul colle
della divina bontà, sul quale già sorgeva una
cappella dedicata alla Madonna di Loreto, un
grandioso tempio con annesso ricovero per i
pellegrini. Il principale sostenitore del nuovo
progetto fu il duca Carlo Emanuele II di Savoia che
incaricò il capitano Piero Arduzzi, ingegnere civile
e militare, di eseguire il progetto. La prima pietra
della Basilica fu benedetta il 20 settembre del
1659, ma le contingenze storiche, caratterizzate da
continue guerre, rallentarono l'opera e solo nel
1760 riprese la costruzione grazie a don Carlo
Gastaldi, collegiale di Graglia e parroco di Netro,
sotto il rettorato di Giovanni Battista Bocca che
riuscì ad ottenere notevoli oblazioni dai fedeli.
Terminata la
costruzione base della chiesa (nell'intento di
realizzare l'intero progetto dell'Arduzzi) fu
stabilito di ricorrere ad un parere del celebre
architetto Bernardo Antonio Vittone. Sotto la sua
direzione i lavori ripresero nel 1765 e in breve
tempo la basilica acquistò il suo attuale aspetto,
con pianta a croce greca culminante nella cupola
ottagonale alta 38 metri da terra. Al tempo della
rivoluzione francese il santuario di Graglia venne
considerato opera di pubblica utilità ed affidato,
nel 1801, ad un comitato di beneficenza che nel 1805
lo convertì in "collegio - convitto". Nel 1814, con
il rientro a Torino del re Vittorio Emanuele I, il
santuario riacquistò la sua originaria destinazione
di luogo di devozione e nel 1826 si ebbe un
riordinamento generale ad opera del re Carlo Felice.
Nel 1828 venne edificato lo splendido altare ideato
dal gragliese Perratone, intagliato in marmo dal
maestro Catella di Lugano. L'organo è opera di Carlo
Bossi di Bergamo e fu installato nel 1839: di
recente ristrutturato è uno dei migliori esistenti
in Piemonte.
La
splendida prospettiva della cupola ottagonale fu
decorata nel 1870 da Fabrizio Galliani. I quadri,
raffiguranti il transito di San Giuseppe, sono opera
del pittore Mauro Picinardi di Bergamo, eseguiti nel
1875. Nel 1840 si aggiunse un terzo piano sul lato
sud della chiesa per l'accoglienza dei pellegrini e,
nello stesso anno, grazie alla generosità di Anna
Belletti di Biella, si costruì la grandiosa manica
verso est. Dal 1869 al 1887 si ultimò la costruzione
della facciata sud-est del fabbricato, rimasta sino
ad oggi immutata nella sua maestosità. Nel 1906
venne edificato il locale destinato a bar ristorante
ed intorno agli anni '30 venne abbattuto il muro che
delimitava il primitivo chiostro, caratterizzato
dalla splendido "Burnel" in pietra. Nel 1956
l'architetto Nicola Mosso effettuò il restauro della
cappella della Madonna di Loreto, che contiene il
prezioso altare ligneo - dorato; essa fu
successivamente affrescata dal pittore ligneo
Arduino. Negli anni Ottanta, per generosa
disposizione di Clelia Rama Borrione, su progetto
dell'arch. Pier Carlo Astrua, venne costruito il
nuovo altare nel presbiterio, opera della ditta
Menchini di Querceta (Lucca). Negli anni 1998-99
sono stati effettuati validissimi restauri per
riportare agli antichi valori la cappella degli
esercizi o della buona accoglienza posta al primo
piano. Dell'antico progetto dell'Arduzzi sono state
riportate all'originale valore, dopo accurati e
validi restauri, le 4 cappelle che narrano episodi
della vita di Cristo, con statue a grandezza d'uomo
in cotto policromo. La Sacrestia, ove si trovano
pregevoli mobili in noce, non ha subito nessun tipo
di restauro poiché le decorazioni si sono conservate
in modo perfetto.

Al piano terreno
dell'Ospizio vi è una pregevole biblioteca
riordinata e classificata negli anni 1996 - '99 dal
dott. Giulio Pavignano composta di 2000 volumi. I
pezzi più preziosi sono del Seicento con alcuni
pezzi unici: le "cinquecentine". Le opere più
significative sono l'enciclopedia degli illuministi
Diderot e D'Alambert e la celeberrima enciclopedia
delle "Arti e Mestieri", collegata all'idea
illuminista di evidenziare la capacità creativa
dell'uomo.
Lungo la strada
che dal Santuario di Graglia porta alla Bossola, una
grande statua dorata raffigurante il Buddha
Sakyamuni contraddistingue l'ingresso del monastero
Mandala Samten Ling. Qui ha sede una comunità di
monaci e laici che hanno come riferimento il
buddhismo tibetano. In mezzo al verde del suo
comprensorio spicca la struttura della casa del Lama
che ospita al suo interno un tempio, inaugurato nel
1999 con la benedizione di S. Santità il XIV Datai
Lama. Accanto al tempio è stato allestito, nel
rispetto di tutte le credenze, un suggestivo spazio,
denominato "Parco dei Vittoriosi", e caratterizzato
da otto massi in pietra naturale dedicati ciascuno
ad una delle grandi religioni. Esso consente a chi
segue un cammino spirituale diverso da quello
buddhista di sostare in raccoglimento e preghiera
avendo come punto di riferimento un simbolo della
propria fede. Noto in Italia ed all'estero per la
sua scuola di meditazione ed apprezzato come centro
ritiri individuali e collettivi, il Sam ten Ling,
organizza anche conferenze, seminari e corsi in
collaborazione con associazioni, scuole, università
e studiosi, con l'intento di far conoscere meglio
l'essenza di una tradizione millenaria basata sulla
libertà dello spirito e della pace interiore. |